Economia: le aziende resistono al rallentamento

Anche in estate la congiuntura mondiale resta sotto pressione: gli Stati Uniti rallentano, la Cina persiste nella recessione, l’India perde dinamismo e la Germania non riesce ancora a rimettersi in moto. Tuttavia, alla luce delle tensioni geopolitiche e del blocco delle rotte commerciali, l’economia mondiale sta reggendo sorprendentemente bene. Le aziende restano fiduciose e mantengono i propri investimenti. Al contempo prosegue la ripresa di diverse economie europee, prima fra tutte quella Svizzera. Nonostante il rallentamento della crescita, dunque, l’economia mondiale si mantiene solida.

L’economia svizzera prosegue la sua ripresa dopo un 2025 difficile. Alla sensibile crescita primaverile, nei mesi estivi dovrebbero seguire risultati solidi, come indicato dai più recenti dati congiunturali disponibili. L’ottimismo delle aziende svizzere, in netto aumento, è un segnale incoraggiante. Soprattutto nel settore dei servizi la situazione degli ordini è sensibilmente migliorata, grazie ai consumi robusti della popolazione svizzera. Nel settore industriale la ripresa resta fragile e limitata a pochi settori. L’inflazione, invece, al momento non rappresenta un problema: attualmente pari allo 0,4%, è infatti molto bassa nel confronto internazionale, per cui non emerge alcuna necessità di intervento da parte della Banca nazionale svizzera (BNS).

Crescita, congiuntura e tendenza

In percentuale

Il grafico mostra la crescita annua effettiva del prodotto interno lordo (PIL) svizzero dal 1995, la relativa tendenza a lungo termine e un indicatore anticipatore del clima congiunturale. L’indicatore anticipatore segnala che negli ultimi tempi la dinamica di crescita è nuovamente aumentata, ma rimane inferiore alla media.
Fonte: Bloomberg

Nel frattempo la congiuntura statunitense ha rallentato il ritmo. Negli ultimi tre trimestri l’economia è cresciuta in media solo dello 0,3%, meno della metà rispetto agli anni precedenti. Anche il mercato del lavoro si sta indebolendo: a luglio sono andati persi circa 23’000 posti di lavoro. Finora, tuttavia, questo indebolimento non sembra aver scalfito il morale delle aziende. Non vi sono quindi segnali che facciano temere un peggioramento della situazione o addirittura una recessione imminente. L’indebolimento della congiuntura resta comunque motivo di preoccupazione, soprattutto per la banca centrale americana (Fed), che deve fare i conti con un’inflazione ancora troppo alta del 3,4%; il suo margine di manovra per un cambio di passo nella politica monetaria rimane quindi ridotto.

Crescita, congiuntura e tendenza

In percentuale

La figura mostra la crescita del PIL reale negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni ’90, la relativa tendenza a lungo termine e un indicatore anticipatore del clima congiunturale. L’indicatore anticipatore segnala che il ritmo della crescita economica statunitense sta scendendo al livello di tendenza a lungo termine.
Fonte: Bloomberg

La zona euro prosegue la sua timida ripresa. Nonostante la persistente debolezza delle due grandi economie di Germania e Francia, nel secondo trimestre del 2026 è cresciuta dello 0,4%. Di recente anche le prospettive nel settore dei servizi si sono rasserenate, dopo che negli ultimi mesi la guerra in Iran aveva offuscato in modo significativo il clima generale. Importanti settori esportatori continuano tuttavia a dover affrontare problemi strutturali, il che pone dei limiti alla crescita. Allo stesso tempo, molte aziende riescono a malapena a trasferire i loro maggiori costi di produzione ai consumatori. È tuttavia proprio questo a impedire che il rincaro sfugga di mano: nonostante l’inflazione si attesti al 2,9%, non è affatto scontato che la Banca centrale europea (BCE) aumenti ulteriormente i tassi.

Crescita, congiuntura e tendenza

In percentuale

La figura mostra la crescita del PIL reale, la relativa tendenza e un clima congiunturale anticipatore in relazione alla zona euro dal 1995. L’indicatore anticipatore segnala una crescita economica inferiore alla media di lungo periodo.
Fonte: Bloomberg

Tra i grandi Paesi emergenti il quadro congiunturale rimane disomogeneo. La Cina, di gran lunga l’economia più grande, è ancora alle prese con la crisi, anche se i dati ufficiali sulla crescita forniscono un quadro diverso. Nel frattempo l’attività d’investimento è scesa quasi del 6% al di sotto del livello dell’anno precedente e anche i consumi hanno registrato una crescita minima. Inoltre, per il momento non si intravede alcuna inversione di tendenza. Considerato l’elevato indebitamento, il Politburo di Pechino mostra scarsa disponibilità ad adottare misure di stimolo efficaci. L’India, seconda economia, si mantiene nettamente più solida e al contempo è uno dei principali motori di crescita dell’economia mondiale degli ultimi anni. Tuttavia, anche la sua crescita ha subito un sensibile rallentamento a causa delle turbolenze legate al blocco delle rotte commerciali nella regione del Golfo.

Crescita, congiuntura e tendenza

In percentuale

Il grafico mostra la crescita media del PIL reale di alcuni Paesi emergenti, il relativo trend e un clima congiunturale anticipatore dal 1995. L’indicatore anticipatore segnala che nel prossimo futuro l’economia crescerà con valori di tendenza tra il 4% e il 5%.
Fonte: Bloomberg

Dati congiunturali globali

IndicatoriSvizzeraUSAZona euroGBGiapponeIndiaBrasileCina
Indicatori
PIL A/A 2026T2
Svizzera
n.d. 
USA
2,1%
Zona euro
1,0%
GB
1,2%
Giappone
0,7%
India
n.d.
Brasile
n.d.
Cina
4,3%
Indicatori
PIL A/A 2026T1
Svizzera
0,5%
USA
2,7%
Zona euro
0,5%
GB
0,9%
Giappone
0,5%
India
7,8%
Brasile
1,8%
Cina
5,0%
Indicatori
Clima congiunturale
Svizzera
+
USA
=
Zona euro
GB
=
Giappone
+
India
Brasile
Cina
+
Indicatori
Crescita tendenziale
Svizzera
1,2%
USA
1,7%
Zona euro
0,8%
GB
1,8%
Giappone
1,1%
India
5,3%
Brasile
2,1%
Cina
3,6%
Indicatori
Inflazione
Svizzera
0,4%
USA
3,4%
Zona euro
2,9%
GB
2,9%
Giappone
1,7%
India
4,5%
Brasile
4,4%
Cina
0,5%
Indicatori
Tassi d’interesse guida
Svizzera
0,0%
USA
3,75%
Zona euro
2,4% 
GB
3,75%
Giappone
1,00%
India
5,25%
Brasile
14,00%
Cina
3,0%

Fonte: Bloomberg

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