L’andamento dell’economia svizzera continua a risentire della debolezza del settore delle esportazioni. Negli ultimi mesi il volume delle esportazioni si è stabilizzato su livelli inferiori rispetto a quelli precedenti all’introduzione dei dazi statunitensi, mostrando segnali di stagnazione. In questo contesto, secondo l’indicatore congiunturale rilevato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), nei primi due mesi dell’anno l’attività economica complessiva non è riuscita a crescere. A complicare ulteriormente il quadro vi sono i primi segnali di indebolimento anche sul fronte dei consumi. A gennaio i fatturati del commercio al dettaglio sono diminuiti dell’1,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un elemento di moderato ottimismo proviene dal lieve miglioramento del clima nell’economia globale, rilevato tuttavia prima dello scoppio della guerra in Iran. Un ulteriore aspetto positivo è che, a differenza di molti altri Paesi, l’inflazione si mantiene stabile all’interno dell’ambito target della Banca nazionale svizzera (BNS).
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Economia: ripresa congiunturale a rischio
All’inizio dell’anno, in molti Paesi si è registrato un lieve miglioramento del clima nelle aziende. Tuttavia, a causa dell’incertezza legata al conflitto in Iran e del marcato aumento dei prezzi dell’energia, questa timida ripresa rischia già di subire una brusca frenata. Anche consumatrici e consumatori potrebbero adottare un atteggiamento più prudente. Negli Stati Uniti, di conseguenza, le preoccupazioni economiche stanno tornando in primo piano, mentre in Cina e in Germania la ripresa rischia di rallentare.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
Nel quarto trimestre del 2025 la crescita dell’economia statunitense ha registrato un sensibile rallentamento rispetto al solido andamento del semestre estivo. A destare preoccupazione è soprattutto l’andamento del mercato del lavoro, dove il numero di impieghi ha mostrato una contrazione. In passato, riduzioni di questa portata sono state spesso seguite da una fase di recessione. All’inizio dell’anno i dati economici sono rimasti relativamente deboli, circostanza che potrebbe tuttavia aver contribuito a un ulteriore rallentamento della dinamica inflazionistica. Nel frattempo, il tasso d’inflazione è sceso al 2,4%. A sostenere un certo ottimismo è anche il tangibile miglioramento del clima tra le industrie e le aziende di servizi registrato nei mesi di gennaio e febbraio. Tuttavia, la guerra in Iran e il rincaro dei prezzi dell’energia rischiano di compromettere questa tendenza alla ripresa.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
Lo sviluppo economico nella zona euro rimane nel complesso solido, sostenuto da una buona congiuntura interna e da segnali di stabilizzazione nel settore industriale. In particolare nel comparto industriale risultano incoraggianti le moderate tendenze di ripresa provenienti dalla Germania, che all’inizio dell’anno ha registrato un sensibile aumento degli ordini in entrata. Oltre a possibili effetti economici negativi dovuti alla guerra in Iran, a pesare è anche il recente aumento dell’inflazione. L’inflazione di fondo, che esclude componenti di prezzo volatili e non controllabili da parte di una banca centrale come energia e generi alimentari, si attesta nuovamente al 2,4%, dunque al di sopra del valore target. In questo contesto, la Banca centrale europea (BCE) potrebbe essere impossibilitata a procedere con ulteriori riduzioni dei tassi di interesse.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
La congiuntura dei Paesi emergenti continua a presentare marcate divergenze regionali. Il motore della crescita rimane l’India, dove gli indicatori congiunturali delle imprese e l’andamento degli ordinativi lasciano presagire un’espansione sostenuta anche all’inizio del 2026. Un’evoluzione economica solida si osserva anche in Indonesia. Decisamente più debole appare invece la dinamica in Brasile, dove la domanda nel settore industriale resta debole. La Cina rimane il fanalino di coda. Sebbene gli spostamenti registrati in occasione del Capodanno cinese tra metà febbraio e l’inizio di marzo abbiano mostrato un lieve incremento, la persistente prudenza di consumatrici e consumatori continua a pesare e, al momento, non si intravedono segnali di una ripresa significativa.
Crescita, congiuntura e tendenza
In percentuale
Dati congiunturali globali
| Indicatori | Svizzera | USA | Zona euro | GB | Giappone | India | Brasile | Cina |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Indicatori PIL A/A 2025T4 |
Svizzera 0,7% |
USA 2,2% |
Zona euro 1,2% |
GB 1,0% |
Giappone 0,1% |
India 7,8% |
Brasile 1,8% |
Cina 4,5% |
| Indicatori PIL A/A 2025T3 |
Svizzera 0,6% |
USA 2,3% |
Zona euro 1,4% |
GB 1,2% |
Giappone 0,6% |
India 8,2% |
Brasile 1,8% |
Cina 4,8% |
| Indicatori Clima congiunturale |
Svizzera + |
USA = |
Zona euro – |
GB = |
Giappone + |
India – |
Brasile – |
Cina - |
| Indicatori Crescita tendenziale |
Svizzera 1,2% |
USA 1,7% |
Zona euro 0,8% |
GB 1,8% |
Giappone 1,1% |
India 5,3% |
Brasile 1,9% |
Cina 3,6% |
| Indicatori Inflazione |
Svizzera 0,1% |
USA 2,4% |
Zona euro 1,9% |
GB 3,0% |
Giappone 1,5% |
India 3,2% |
Brasile 3,8% |
Cina 1,3% |
| Indicatori Tassi d’interesse guida |
Svizzera 0,0% |
USA 3,75% |
Zona euro 2,15% | GB 3,75% |
Giappone 0,75% |
India 5,25% |
Brasile 15,0% |
Cina 3,0% |
Fonte: Bloomberg