All’inizio dell’anno i mercati azionari hanno ignorato in gran parte le turbolenze geopolitiche, registrando per lo più rialzi. A sorprendere è il fatto che, ancora una volta, non sia il mercato azionario statunitense a fungere da traino, bensì altre regioni. Anche l’oro prosegue la sua scalata, segnando più volte nuovi massimi storici.
Gli attacchi alle istituzioni centrali creano un clima in cui il metallo prezioso fa sentire la sua forza.
Per quanto i mercati azionari di tutto il mondo abbiano iniziato il nuovo anno con slancio, la distribuzione degli utili sui cambi è stata molto disomogenea. Mentre le borse asiatiche orientate alla tecnologia come Taiwan e Corea del Sud hanno registrato un esordio brillante, la performance dei listini americani è stata nettamente inferiore a quella di altri mercati. Questo spostamento geografico porta avanti una tendenza già emersa verso la fine del 2025 e conferma la nostra posizione prudente nei confronti del mercato statunitense, costoso e vocato alla tecnologia.
Le turbolenze geopolitiche creano incertezza
I mercati finanziari si sono dimostrati molto resistenti ai venti contrari della politica. Già nelle prime settimane dell’anno si è assistito a una rapida escalation di eventi sulla scena politica mondiale. Il 2026 si è aperto con l’invasione delle truppe americane in Venezuela. Quella che inizialmente era stata presentata come una lotta contro il narcotraffico e il presidente Maduro si è trasformata ben presto in una retorica sulle enormi riserve di petrolio del Paese sudamericano. Ancora più dirompente è stato dall’annuncio di voler annettere la Groenlandia, se necessario, ricorrendo alla forza. Gli alleati europei della NATO, contrari a tale acquisizione, sono stati prontamente minacciati da dazi commerciali più elevati. Come se non bastasse, anche l’indipendenza della banca centrale americana (Fed) è stata messa sotto tiro. Un’indagine penale contro il presidente della Fed Jerome Powell ha minato la fiducia in un’istituzione che dovrebbe essere politicamente indipendente.
L’acuirsi delle tensioni geopolitiche e istituzionali crea un clima di maggiore incertezza. In queste fasi l’oro si rivela essere una componente di copertura affidabile. Dall’inizio dell’anno le sue quotazioni hanno raggiunto più volte nuovi massimi storici, ribadendo così il ruolo di porto sicuro del metallo prezioso. Sulla scia del quadro delineatosi finora prevediamo che il contesto resterà incerto e manteniamo pertanto un posizionamento cauto, confermando la nostra sovraponderazione in oro e sottoponderando leggermente le azioni. All’interno di questo comparto continuiamo inoltre a preferire, rispetto al mercato azionario statunitense, valori intrinseci globali che beneficiano di una diversificazione più ampia e di una minore dipendenza da singoli titoli con una valutazione elevata. Un posizionamento, questo, che lo scorso anno ci ha premiato.
Titoli dei Paesi emergenti con forte momentum
Lo scorso anno le azioni dei Paesi emergenti sono state annoverate tra le classi d’investimento più redditizie. La persistente debolezza del dollaro americano e la crescente cautela delle investitrici e degli investitori nei confronti del mercato a stelle e strisce, altamente valutato, potrebbero aver contribuito in modo determinante a questo sviluppo. Poiché, nonostante la debolezza dello scorso anno, il dollaro ponderato su base commerciale rimane sopravvalutato e presenta quindi un ulteriore potenziale di svalutazione, riteniamo che i presupposti per investire nei Paesi emergenti siano favorevoli.
Richiesta di immobili svizzeri favorita dal contesto di bassi tassi d’interesse
Anche i fondi immobiliari svizzeri hanno mantenuto una posizione forte nel portafoglio. Lo scorso anno, per la seconda volta consecutiva, hanno registrato un aumento superiore al 10%, dovuto anche all’emergenza investimenti sul mercato svizzero. Per tutto il secondo semestre gli interessi sul mercato dei capitali elvetico si sono avvicinati allo zero, il che ha reso i fondi immobiliari con le loro distribuzioni stabili particolarmente appetibili. L’inizio dell’anno è stato tranquillo e le quotazioni si mantengono pressoché invariate ai livelli di inizio gennaio. Tuttavia, alla luce dei dati recenti sull’inflazione che segnalano una dinamica congiunturale ancora debole, non è possibile escludere un ritorno a tassi d’interesse negativi. In questo contesto, i fondi immobiliari con rendimenti di distribuzione superiori al 2% rappresentano un’interessante alternativa agli investimenti in contanti, motivo per cui manteniamo la sovraponderazione.