Anche la Svizzera non è stata risparmiata da tutto questo. L’inizio dell’anno è stato segnato, infatti, dai drammatici fatti di Crans-Montana. In un locale molto amato dai giovani, un incendio divampato nella notte di Capodanno ha causato numerose vittime e feriti gravi. Tuttavia, mentre il Paese è ancora sotto shock per questa tragedia, a livello internazionale si sono già scatenate nuove tensioni.
Nella prima settimana di gennaio gli Stati Uniti hanno attaccato militarmente il Venezuela e catturato il suo leader al potere Maduro. In tale occasione, lasciando intendere chiaramente che questo non rimarrà un caso isolato, Trump ha etichettato come «malata» anche la Colombia e ha puntato il dito contro Cuba, suo nemico di sempre. Il messaggio è deciso e inequivocabile: il governo statunitense è pronto a far valere i propri interessi, se necessario, con la forza militare.
È in questo quadro che si inserisce anche la crescente pressione esercitata sulla Groenlandia. L’isola, che appartiene territorialmente alla Danimarca, è finita nuovamente nel mirino del presidente statunitense, il quale ha dichiarato apertamente di volerla portare sotto il controllo degli Stati Uniti, ricorrendo all’occorrenza al sostegno dell’esercito. Trump ha minacciato gli otto Stati UE che si sono schierati a favore della Danimarca di infliggere loro dazi punitivi del 10% a partire da febbraio, che saliranno al 25% entro l’estate, se non acconsentiranno a una vendita integrale della Groenlandia agli Stati Uniti.
Tutt’altro che casuali, questi sviluppi sposano perfettamente la nuova strategia di sicurezza degli Stati Uniti approvata a novembre, che prevede una chiara focalizzazione sulla posizione di supremazia nell’emisfero occidentale. Ma non è solo in politica estera che il governo USA punta sempre più sullo scontro e sulla legge del più forte:
anche a livello di politica interna cresce la pressione sulle istituzioni che non si piegano alla linea dettata dal governo. L’esempio più recente è quello di Jerome Powell, presidente della banca centrale statunitense, nei confronti del quale è stata avviata un’inchiesta penale per presunte dichiarazioni false in relazione alla ristrutturazione della sede principale della Fed. Powell è da tempo nel mirino del presidente perché si oppone a un allentamento decisamente più aggressivo della politica monetaria,
auspicato invece da Trump e che mina l’indipendenza di un’istituzione centrale. La storia mostra tuttavia chiaramente l’importanza che l’indipendenza delle banche centrali assume per la stabilità dei prezzi ed è ricca di esempi, come quello della Turchia, che illustrano i rischi di una politica monetaria politicizzata. Contestualmente anche le tensioni sociali aumentano: i recenti disordini registrati a Minneapolis in seguito all’incidente mortale causato dagli agenti dell’ICE, l’autorità federale che si occupa di far applicare le leggi sull’immigrazione, sono un ulteriore segnale in tal senso. Gli Stati Uniti si trovano quindi ad affrontare tempi difficili, sia dal punto di vista politico che sociale.
Alla luce di queste premesse è difficile immaginare che si creino condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo dell’economia americana. Di conseguenza, la nostra valutazione nei confronti del Paese rimane piuttosto critica, il che si riflette in un’allocazione azionaria nel complesso leggermente sottoponderata. Prevediamo, altresì, un ulteriore indebolimento del dollaro americano e, di conseguenza, interessanti opportunità legate soprattutto alle azioni dei Paesi emergenti, che continuiamo quindi a sovraponderare. Inoltre, rispetto al mercato azionario statunitense fortemente vocato alla tecnologia, privilegiamo aziende di qualità attive su scala globale, rafforzando così la diversificazione geografica e settoriale dei nostri portafogli. Manteniamo invariata, infine, la nostra esposizione sull’oro: da un lato per proteggerci da questa e altre crisi, dall’altro lato poiché diversi fattori strutturali depongono a favore di un ulteriore apprezzamento del metallo prezioso. In questo contesto, una diversificazione solida resta fondamentale.