Lei cosa direbbe se le dicessi che ho fatto scrivere queste domande a ChatGPT?
Efficiente gestione del tempo di lavoro. Ma mi aspetto da parte sua una riflessione critica.
La psicologa (PhD) e docente PF di interazione uomo-IA su pregiudizi e opportunità: seconda parte della serie di interviste sui modelli che promuovono la parità di trattamento.

Non si tratta soltanto di strutture, ma anche di comportamenti. Molte donne dubitano di se stesse. A volte è necessario dimostrare di essere sicure di sé, soprattutto in ambito tecnico.
Efficiente gestione del tempo di lavoro. Ma mi aspetto da parte sua una riflessione critica.
Per definizione non è oggettiva. L’IA si basa sui dati e li rispecchia, compresi i bias sociali. La discriminazione, e anche il sessismo, possono consolidarsi nel sistema. L’esempio degli algoritmi di candidatura ha dimostrato che, sulla base di dati storici, venivano riproposte strutture patriarcali e privilegiati i «white males», ossia i maschi di carnagione bianca. Io tuttavia vedo un’opportunità: se lavoriamo in modo trasparente, possiamo scoprire i bias e contrastarli in modo consapevole attraverso il fine tuning, e precisamente tutte le forme di disparità, non solo quelle relative al genere, il che è fondamentale soprattutto nell’IA medica. L’IA non è né buona né cattiva, ma malleabile.
No. Sarebbe un’ennesima esclusiva. Noi abbiamo bisogno di un’IA equa per tutti.
Non si tratta soltanto di strutture, ma anche di comportamenti. Molte donne dubitano di se stesse. A volte è necessario dimostrare di essere sicure di sé, soprattutto in ambito tecnico.
Dipende dalle esperienze. Il mio insegnante di matematica una volta mi disse: «La biondina dell’Obvaldo ci capisce qualcosa?» Ottimi voti in statistica o persino un titolo da professoressa servono solo in parte a rimediare a una scarsa autostima.
L’IA può automatizzare le attività analitiche come lo sviluppo software. In questo modo le competenze umane come l’empatia diventano sempre più importanti perché non sono automatizzabili. Il lavoro di cura, ad esempio, tradizionalmente svolto da donne, può acquisire maggiore visibilità e riconoscimento.
Noi abbiamo la pericolosa tendenza ad umanizzarla. L’IA non è né maschile né femminile, ma è semplicemente una tecnologia.
Nel privato per niente; per le questioni sentimentali, per cui le persone spesso la usano, non è assolutamente adatta. Sul piano professionale è ormai impensabile farne a meno.