«Che sapore ha il successo, Elif Oskan?»

La cuoca e imprenditrice zurighese parla di felicità, qualità dirigenziali e teatralità nel quarto episodio della serie di interviste a modelli che promuovono la parità di trattamento.

Che sapore ha il successo?

Perché, ho successo? Chi lo decide? Ho molte possibilità: cucino, faccio TV, ho scritto un libro. Eppure gli obiettivi professionali non mi stimolano. A me interessano le emozioni, i momenti di gioia. La possibilità di rendere felici le persone che vengono nel mio ristorante Gül.

Ok: che sapore hanno questi momenti di felicità?

Di panna alle fragole. Si hanno così grandi aspettative riguardo alla felicità, eppure spesso è qualcosa di poco eclatante. Per me sono i momenti vissuti consapevolmente, come il tempo trascorso con mio padre. C’è poi un altro tipo di felicità: quando sono in ritardo e riesco a prendere il treno al volo. Questa felicità ha un sapore più pungente.

Ha conosciuto il suo partner in cucina. Viene visto diversamente in quanto uomo?

No. Ciò non toglie che le capacità delle donne vengano decisamente messe in discussione più spesso. Il problema è strutturale. Le chef influenti non sono ancora la normalità. Ma alla fine conta solo questo: è buono o no?

Qual è la situazione delle donne nel settore della ristorazione?

Qualcosa sta cambiando. Le cucine sono strutture di potere cresciute nel tempo, ma possiamo decidere come gestirle. Per me non è tanto una questione di gerarchia quanto di chiarezza. È come in un’orchestra: serve qualcuno che la diriga, ma tutte le componenti sono importanti.

La sua squadra ha un’elevata percentuale di donne: è stata una scelta consapevole?

Attiro un certo tipo di persone. Anche gli uomini della mia squadra sono estremamente empatici. A selezionare sono le sensazioni.

In che modo le donne intorno a lei l’hanno influenzata?

Mia madre e mia sorella mi hanno trasmesso una fiducia istintiva, nei confronti di me stessa e delle altre donne.

Quanto teatro serve in un piatto?

Nel mio privato quasi nessuno. Ma nel mio ristorante si fa rumore come in una famiglia numerosa. Qui è sempre Natale, c’è sempre atmosfera di festa.

Cuciniamo sulla carbonella: quando il pane viene grigliato, gli aromi sono più forti rispetto alla cottura lenta e silenziosa. Il silenzio arriva con i titoli di coda: con l’armonia del baklava.

Qual è un piatto che cucina nel suo privato?

Un uovo cotto con del sale. Una patata con un pezzo di burro fuso a metà.

Il suo primo ricordo riguardo alla cucina?

La mia prima torta marmorizzata fatta in casa. La cosa più bella è che mio padre pensava fosse comprata. Non ricordo più che gusto aveva, ma mi è rimasta impressa nella memoria esattamente quella sensazione. È questo il vero successo.