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Creato il 10.07.2019

Corporate action: aumento e riduzione di capitale

I mercati finanziari sono dinamici e le aziende sono in costante evoluzione. Si verificano di continuo eventi che interessano un’azienda e la sua capitalizzazione, e che naturalmente possono anche avere ripercussioni sui vostri investimenti. Le cosiddette «corporate action» possono essere attuate in diversi modi: aumenti di capitale, split, spin-off, fusioni e acquisizioni, ingressi in borsa o anche delisting. In questo capitolo spieghiamo gli aumenti e le riduzioni di capitale.

L’aumento di capitale: maggior capitale proprio per le società anonime

Un’azienda può realizzare un aumento di capitale per svariati motivi.

  • Ha in programma un investimento o l’acquisizione di un’altra società
  • Eventualmente intende anche migliorare la propria struttura di bilancio e quindi accrescere la quota di capitale proprio
  • Oppure vuole diminuire la quota di capitale di terzi per ridurre gli oneri degli interessi o la propria dipendenza da creditori esterni
  • O ancora, in tempi difficili può aver bisogno di maggior capitale proprio al fine di garantire la propria sopravvivenza

Il capitale proprio, di norma, ha il vantaggio di rimanere disponibile più a lungo rispetto al capitale di terzi e di non dover essere estinto. Ma anche il capitale proprio comporta dei costi: si tratta dei dividendi percepiti dai finanziatori del capitale, i quali quasi sempre ottengono anche un diritto di consultazione. In generale, per ogni azienda è quindi opportuno detenere un mix equilibrato tra capitale proprio e capitale di terzi.

Il capitale azionario può essere aumentato emettendo nuove azioni

Ad esempio, una società può aumentare il proprio capitale azionario emettendo azioni aggiuntive; in tal modo il numero di azioni in circolazione aumenta e contestualmente diminuisce la quota detenuta degli azionisti esistenti in rapporto al capitale proprio. La quota dei «vecchi» detentori di titoli viene così «diluita» e questa diluizione comporta la perdita di valore intrinseco delle azioni. Per evitare che ciò avvenga, quasi sempre gli azionisti iniziali ricevono perlopiù un diritto di opzione per sottoscrivere nuove azioni, secondo un semplice principio: quante più azioni si possiedono già, tanti più diritti di sottoscrizione si ricevono. Con questa clausola anti-diluizione l’azienda assicura che gli azionisti iniziali non subiscano una diluizione delle loro quote di partecipazione dovuta all’emissione di nuove azioni. Contestualmente all’emissione di diritti di sottoscrizione, il valore teorico di un’azione si riduce di tale importo. Non sono da escludere ulteriori effetti per una possibile variazione del corso di borsa. I diritti di sottoscrizione dell’azionista vengono contabilizzati nel suo deposito e

di norma possono essere negoziati in borsa analogamente alle azioni. Ogni azienda è libera di svolgere o meno tale negoziazione. In ultima analisi, gli azionisti hanno due possibilità per utilizzare questi diritti di sottoscrizione: se desiderano ricevere nuove azioni, possono esercitare i propri diritti di sottoscrizione per ottenerle al prezzo di emissione; se non vogliono ricevere nuove azioni, possono vendere il diritto di sottoscrizione spesso attraverso la borsa a un altro investitore. Quasi sempre, alla vendita di diritti di sottoscrizione si applicano commissioni; i diritti sono inoltre soggetti anche alle fluttuazioni di domanda e offerta. Chi non utilizza il proprio diritto di sottoscrizione potrebbe dover subire un calo delle quotazioni, che spesso tuttavia è di breve durata.

Gli aumenti di capitale senza diritto di sottoscrizione devono essere approvati mediante votazione da parte degli azionisti

Sono possibili anche aumenti di capitale senza diritto di sottoscrizione. In Svizzera, gli azionisti sono tenuti a indicare mediante voto se un aumento di capitale senza diritto di sottoscrizione sia consentito o meno. Tale diritto può essere abolito solo se vi sono motivi importanti per farlo, ad esempio nel caso di acquisizioni o assunzioni di partecipazioni. Se gli azionisti sono d’accordo, l’azienda emette nuove azioni che possono essere acquistate da tutti gli operatori di mercato, esattamente come avviene ad esempio in occasione di un ingresso in borsa.

La diminuzione di capitale è possibile solo previa delibera dell’assemblea generale (AG)

Le aziende possono non solo aumentare il proprio capitale, ma anche ridurlo. Nel caso di una società anonima (SA) la riduzione di capitale è possibile solo se non viola i diritti di alcun creditore. In ogni caso, perché ciò avvenga è necessaria una delibera dell’assemblea generale degli azionisti. Il benestare degli azionisti non è invece necessario per un taglio di capitale, cioè quando il capitale ridotto viene sostituito per intero da uno nuovo.

Tante ragioni per un definanziamento

Quando defluiscono fondi liquidi per il pagamento di impegni finanziari o per il rimborso parziale di capitale proprio, si parla di definanziamento. Le ragioni di un definanziamento possono essere molteplici; ad esempio può servire a diminuire una liquidità eccessiva. Altri motivi possono essere l’eliminazione di una perdita di capitale oppure la ripartizione del capitale in eccedenza tra gli azionisti. Negli ultimi due casi si parla rispettivamente di riduzione nominale e riduzione effettiva di capitale.

Riacquisto di azioni o riduzione del valore nominale

Un’azienda può ridurre il proprio capitale diminuendo il valore nominale di ciascuna azione. In alternativa, può riacquistare le proprie azioni dagli azionisti esistenti e distruggerle. Nel linguaggio specialistico questo tipo di diminuzione viene chiamata concentrazione degli utili. Di norma, in questo caso l’utile per azione aumenta, ma non necessariamente il prezzo delle azioni sale.

Prestate quindi particolare attenzione ogniqualvolta un’azienda aumenta o riduce il proprio capitale. Nella vostra posizione di investitori, le corporate action come gli aumenti o le riduzioni di capitale hanno perlopiù ripercussioni sui vostri investimenti.

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