Economia: le banche centrali reagiscono alle prospettive economiche moderate

Le prospettive di crescita restano moderate e in particolare, secondo gli indicatori attuali, l’industria non supererà tanto velocemente il momento di difficoltà che sta attraversando a livello globale. In tutto il mondo le banche centrali utilizzano ogni mezzo a loro disposizione per opporsi al rallentamento. Particolarmente audace è l’atteggiamento della Banca centrale europea, che oltre ad aver abbassato i tassi d’interesse riprende ora anche il suo programma di acquisto di obbligazioni.

  • 0,2%? O piuttosto 0,9%? Secondo le cifre ufficiali, nel secondo trimestre la crescita dell’economia svizzera ha subito quasi un arresto rispetto all’anno precedente. Tuttavia, distribuendo equamente tra i trimestri i fatturati estremamente altalenanti delle grandi organizzazioni sportive internazionali con sede in Svizzera ai fini del calcolo del reddito nazionale, risulta che l’economia è cresciuta dello 0,9%. Comunque, in un modo o nell’altro, un rallentamento c’è stato. Senza l’aumento della domanda di prestazioni sanitarie e il boom delle esportazioni dell’industria farmaceutica, nel secondo trimestre la crescita sarebbe stata ancora più debole. Per i mesi a venire non è però possibile prevedere una ripresa. La revisione al ribasso delle prospettive di crescita sui mercati di vendita e il franco sempre più forte offuscano le prospettive per le esportazioni. Per sostenere l’economia, la BNS rinuncia a ulteriori interventi valutari e, per ora, a ulteriori riduzioni dei tassi d’interesse, nonostante diverse altre banche centrali abbiano recentemente adottato questa misura.

    Crescita, congiuntura e tendenza

    In percentuale

    Il grafico mostra la crescita annua effettiva del prodotto interno lordo (PIL) svizzero dal 1995, il relativo trend a lungo termine e un indicatore anticipatore del clima congiunturale. Di recente la crescita economica in Svizzera ha subito un considerevole calo. Nonostante l’indicatore anticipatore faccia pensare che il prossimo trimestre sarà leggermente migliore, la crescita resta comunque inferiore alla tendenza a lungo termine.
    Fonte: Refinitiv, PostFinance

    Di recente la crescita economica in Svizzera ha subito un considerevole calo. Sebbene il prossimo trimestre si preannunci leggermente migliore, la crescita rimane comunque inferiore alla tendenza a lungo termine.

  • Ancora prima dell’annuncio di nuovi colloqui tra la Cina e gli Stati Uniti, nel mese di agosto il principale indicatore della congiuntura per l’industria, l’ISM Manufacturing, è sceso per la prima volta dal 2016 sotto la soglia dei 50 punti. Un valore inferiore a 50 indica un calo della produzione industriale. In questo modo anche gli USA seguono quanto già visto in diversi altri paesi, in cui i segnali provenienti dall’industria da tempo segnalano una depressione. Il calo dell’ISM, in particolare, è dovuto al netto calo delle commesse ricevute da parte delle aziende, motivato, secondo gli imprenditori, dalle controversie commerciali e dal rallentamento globale della congiuntura. Anche la fiducia dei consumatori si è fatta più fragile, ma finora i consumi sono rimasti estremamente solidi. La banca centrale americana, dunque, al momento non prevede una vera recessione. Tuttavia, di recente ha nuovamente abbassato i tassi d'interesse per contrastare un'ulteriore flessione.

    Crescita, congiuntura e tendenza

    In percentuale

    La figura mostra la crescita del PIL reale negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni 90, il relativo trend a lungo termine e un indicatore anticipatore del clima congiunturale. Negli USA la crescita economica resta ancora superiore alla tendenza a lungo termine ed è dunque maggiore di quella della maggior parte di tutte le altre economie sviluppate. Nonostante questo, il suo dinamismo perde slancio.
    Fonte: Refinitiv, PostFinance

    Negli USA la crescita economica resta ancora superiore alla tendenza a lungo termine ed è dunque maggiore di quella della maggior parte di tutte le altre economie sviluppate. Nonostante questo, il suo dinamismo perde slancio.

  • Lo scorso mese è stato foriero di buone notizie per l’Europa: da un lato, i più recenti sviluppi hanno allontanato lo spettro di una «hard Brexit» a ottobre, dall’altro in Italia un nuovo governo ha sostituito il precedente, tendenzialmente propenso alla spesa. I mercati hanno reagito positivamente a queste novità, sebbene i problemi di fondo siano rimasti gli stessi: per la questione Brexit non c’è ancora alcuna soluzione in vista e il debito pubblico italiano rimane a livelli esorbitanti (128% del PIL). Anche le prospettive a breve termine per la zona euro non sono cambiate: gli indicatori anticipatori per l’industria restano bassi, nonostante il leggero miglioramento delle cifre osservato nel mese di agosto. La Banca centrale europea ha reagito a questo indebolimento spingendo ancora più sotto lo zero gli interessi a titolo di penalità per i depositi bancari e annunciando la ripresa del programma di acquisto di obbligazioni a partire da questo autunno.

    Crescita, congiuntura e tendenza

    In percentuale

    La figura mostra la crescita del PIL reale, il relativo trend e un indicatore anticipatore del clima congiunturale in relazione alla zona euro dal 1995. Nel secondo trimestre la crescita economica nella zona euro, pari a circa l’1%, è stata inferiore alla tendenza a lungo termine.
    Fonte: Refinitiv, PostFinance

    Nel secondo trimestre la crescita economica nella zona euro si è attestata a livelli inferiori rispetto alla tendenza a lungo termine. Gli indicatori anticipatori della tendenza appaiono attualmente troppo ottimistici. Ad esempio, le sensazioni positive dei consumatori non si rispecchiano del tutto nel loro atteggiamento di consumo.

  • I paesi emergenti non possono sottrarsi al rallentamento globale della congiuntura. È quanto continua ad accadere in Cina, dove ad agosto la crescita della produzione industriale ha raggiunto un nuovo minimo storico. Anche l’India ha riservato brutte sorprese: la crescita nel secondo trimestre ha raggiunto solo il 5%, fermandosi dunque ben al di sotto della crescita potenziale (ossia la crescita che può essere ottenuta da un’economia in modo sostenibile). In India, tuttavia, la crescita è frenata soprattutto da fattori interni, quali ad esempio i problemi di finanziamento degli istituti finanziari, che inibiscono la concessione di crediti.

    In Brasile, al contrario, si è assistito a una timida ripresa degli indicatori. Nel secondo trimestre l’economia è cresciuta dello 0,4%, dopo essersi ulteriormente contratta nel primo trimestre. Anche l’inflazione appare sotto controllo: il tasso annuo è sceso al 3,2%, mentre in aprile sfiorava ancora il 5%, una situazione che aveva spinto la banca centrale a fissare i tassi d’interesse guida ai minimi storici.

    Crescita, congiuntura e tendenza

    In percentuale

    Il grafico mostra la crescita del PIL reale, il relativo trend e un indicatore anticipatore del clima congiunturale riferiti a una media dei paesi emergenti dal 1995. Nei paesi emergenti la crescita è ormai inferiore alla tendenza a lungo termine. In quasi tutti i paesi emergenti si osserva un rallentamento congiunturale.
    Fonte: Refinitiv, PostFinance

    Anche nei paesi emergenti la crescita è ormai inferiore alla tendenza a lungo termine. In quasi tutti i paesi emergenti si osserva un rallentamento congiunturale.

Dati congiunturali globali

Indicatori Svizzera USA Zona euro GB Giappone India Brasile Cina    
Indicatori
PIL A/A 2019T1
Svizzera
1,0%
USA
2,7%
Zona euro
1,3%
GB
1,8%
Giappone
1,0%
India
5,8%
Brasile
0,5%
Cina   
6,4%
Indicatori
PIL A/A 2019T2
Svizzera
0,2%
USA
2,3%
Zona euro
1,1%
GB
1,2%
Giappone
0,8%
India
5,0%
Brasile
1,0%
Cina   
6,2%
Indicatori
Clima congiunturale
Svizzera

USA

Zona euro
GB

Giappone
+
India
+
Brasile
+
Cina   

Indicatori
Crescita tendenziale
Svizzera
1,5%
USA
2,0%
Zona euro
1,3%
GB
1,8%
Giappone
0,8%
India
6,9%
Brasile
0,6%
Cina   
5,8%
Indicatori
Inflazione
Svizzera
0,3%
USA
1,8%
Zona euro
1,0%
GB
2,1%
Giappone
0,6%
India
3,2%
Brasile
3,2%
Cina   
2,8%
Indicatori
Tassi d’interesse guida
Svizzera
–0,75%
USA
2,12%
Zona euro
0,0%
GB
0,75%
Giappone
−0,10%
India
5,40%
Brasile
6,00%
Cina   
4,35%

Fonte: Refinitiv, PostFinance

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