Cambiamenti di umore

I mercati finanziari «soffrono» di cambiamenti d’umore: in alcuni momenti sembra che la recessione sia inevitabile, ma basta poco perché nessuno la prenda più in considerazione. Sono molti i fattori che lasciano presagire che i corsi resteranno volatili.

Che la borsa sia tutto un «su e giù» non è certo un segreto, ma non tutte le fasi sono uguali. Ci sono periodi in cui le oscillazioni dei corsi sono molto forti e altri in cui sono più moderate. Se fino all’inizio del 2018 i mercati finanziari assumevano ancora i tratti di un’«entità equilibrata», ormai da circa un anno l’atteggiamento degli investitori appare caratterizzato da cambiamenti d’umore molto pronunciati. Da un momento all’altro si passa dalla totale euforia alla depressione più nera. O, per dirlo in altre parole: in alcuni momenti sembra che la recessione sia inevitabile, ma basta un attimo perché nessuno la prenda più in considerazione.

Questo «tira e molla» ha due cause: in primo luogo, il punto di vista dei mercati sulla crescita economica non è univoco. Una cosa è chiara: la crescita ha subito un rallentamento in tutto il mondo. Per i prossimi mesi, però, i dati non preannunciano né una ripresa, né un crollo congiunturale. Il margine d’azione verso il basso è ristretto, e la conseguenza è che i mercati reagiscono nervosamente a qualsiasi notizia economica negativa. Molti investitori temono infatti che basti veramente poco a scatenare una recessione. Appena arriva una buona notizia, però, la ripresa è altrettanto rapida.

In secondo luogo, in questo ambito anche i rischi politici possono causare cambiamenti repentini dell’umore. Basta che uno dei protagonisti minacci l’altro, e subito gli investitori si aspettano un’escalation delle controversie commerciali tra USA e Cina. Un gesto di buona volontà da parte del governo statunitense o cinese, e subito i timori scompaiono come neve al sole. Anche la Brexit riserva ancora molti colpi di scena e il risultato è più incerto che mai. Da una cosiddetta «soft» Brexit a una soluzione finale non regolata da alcun accordo, quasi ogni opzione sembra ancora possibile.

Le banche centrali cercano di riportare la calma

Le banche centrali sono intenzionate a riportare la calma in questa situazione riducendo gli interessi e acquisendo investimenti. Si tratta effettivamente di un aiuto per l’anima dei mercati, che è però efficace solo a breve termine. Sperare troppo nelle banche centrali, comunque, sarebbe fuori luogo. Da un lato, l’utilità di queste misure non è sempre stata duratura, e più le banche centrali devono spingersi ai limiti delle loro possibilità, minore appare l’efficacia delle misure, perfino nel breve termine. Dall’altro lato, nel lungo termine cresce il rischio che una politica monetaria generosa vada a creare proprio quella volatilità che si vuole combattere nel breve termine. Si sa: il denaro a poco prezzo crea terreno fertile per le esagerazioni.

Nel lungo termine cresce il rischio che una politica monetaria generosa vada a creare proprio quella volatilità che si vuole combattere nel breve termine.

Un atteggiamento prudente è giustificato

Molteplici segnali fanno dunque presagire che la volatilità resterà temporaneamente elevata: con l’indebolirsi della crescita i timori di una recessione non svaniranno, i rischi politici continueranno ad accompagnarci e il potere delle banche centrali in caso di un tracollo è più limitato di un tempo. Al contempo, dopo anni di calo degli interessi, le quotazioni si attestano ad alto livello e dunque il rischio di un crollo è sempre presente. Pertanto, un atteggiamento prudente nel portafoglio è senz’altro opportuno, anche se attualmente i mercati finanziari vivono una fase di «picco».

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