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Creato il 13.03.2020

«Intendiamo lanciare soluzioni d’investimento completamente nuove»

Nel 2019 PostFinance ha totalizzato 224 milioni di franchi, circa il 20% in più dell’anno precedente. Nell’intervista il CEO di PostFinance Hansruedi Köng spiega le motivazioni del miglioramento del risultato e illustra le nuove soluzioni d’investimento che l’azienda intende lanciare nel suo percorso di trasformazione in Digital Powerhouse. Una delle novità più importanti è l’e-gestione patrimoniale.

Vogliamo diventare la banca digitale numero uno in Svizzera.
Hansruedi Köng, Presidente della direzione PostFinance

Signor Köng, come si delinea il risultato dell’anno d’esercizio appena trascorso?

Nel 2019 abbiamo conseguito un risultato aziendale di 224 milioni di franchi, ovvero 37 milioni e circa 20 punti percentuali in più dell’anno d’esercizio 2018. 

A che cosa ritiene sia dovuto questo miglioramento del risultato?

Grazie agli adeguamenti della nostra struttura tariffaria e a maggiori volumi di operazioni fuori bilancio, il risultato da operazioni in commissione e da prestazioni di servizio è aumentato di 70 milioni di franchi. L’attività di negoziazione è cresciuta di 56 milioni di franchi grazie alla situazione contingente del mercato e, con la vendita di due partecipazioni e una società affiliata, abbiamo conseguito un utile una tantum pari a 24 milioni di franchi. A questo va aggiunto un concomitante calo di 41 milioni nei costi per il personale. Continuano invece a preoccuparmi le operazioni su interessi, diminuite di 149 milioni di franchi rispetto allo scorso anno. I tassi di mercato negativi uniti al divieto di concedere crediti hanno conseguenze molto pesanti per noi.

Il peggio è passato?

Nel nostro portafoglio investimenti continueranno a giungere a scadenza obbligazioni ben remunerative di investimenti passati che nel contesto attuale dei tassi d’interesse potranno essere reinvestite solo con rendimenti molto bassi. I margini rimangono sotto pressione e il reddito da interessi subirà un ulteriore peggioramento. Per contro, il calo potrebbe in parte rallentare.

Nel frattempo, a causa dei bassi tassi di mercato, molte banche addebitano interessi negativi ai clienti. Qual è la posizione di PostFinance a questo proposito?

Attualmente i tassi sui mercati finanziari nazionali e internazionali sono tutti negativi, sia in franchi sia in euro, e non sembrano destinati ad aumentare nel medio termine. Non potendo più farci carico da soli degli interessi negativi, dobbiamo trasferirli sempre più ai nostri clienti. Nel farlo consideriamo la relazione cliente nel suo complesso: a chi collabora attivamente con noi e utilizza un ampio ventaglio di prodotti, servizi e prestazioni offerti dal nostro istituto concediamo un valore soglia più alto rispetto a chi si limita a «parcheggiare» i soldi da noi.

Quindi a breve anche i piccoli risparmiatori dovranno pagare interessi negativi?

In ultima analisi la logica delle operazioni sul differenziale degli interessi si basa sul fatto che l’interesse che la banca consegue sia superiore a quello che riconosce ai propri clienti. Questa logica vale anche nell’attuale contesto di interessi negativi. La tendenza a trasferire sempre di più gli interessi di mercato negativi ai clienti potrebbe pertanto intensificarsi nei prossimi mesi per tutte le banche. Tuttavia per il momento escludo che in futuro PostFinance addebiti una commissione sull’avere disponibile anche ai piccoli risparmiatori, ma non possiamo sapere come andranno le cose tra due o tre anni.

Ha menzionato l’aumento del risultato da operazioni in commissione e da presta­ zioni di servizio: dato il gran numero di conti che sono stati chiusi, avete pagato un prezzo salato.

Lo scorso anno abbiamo perso circa 100’000 clienti a causa dell’aumento delle commissioni. Anche se ci dovevamo aspettare reazioni di questo tipo, si tratta di perdite molto dolorose.

In generale le neobanche sottopongono ai clienti un’offerta di base gratuita. Non è quindi stata una scelta sbagliata aumentare le commissioni?

Il digital banking offre un’ottima scalabilità. Per costruirsi un ampio portafoglio nel modo più rapido possibile, le neobanche attirano i clienti con condizioni vantaggiose. L’offerta può sembrare interessante, ma non appena si vogliono utilizzare servizi non inclusi nell’offerta di base si pagano ben presto anche commissioni. Chi cerca un’offerta completa di prodotti digitali, una consulenza personalizzata o assistenza in una delle lingue nazionali, con PostFinance è in ottime mani, oltre a usufruire di un rapporto qualità-prezzo molto interessante e di un servizio eccellente.

Perché PostFinance non è comunque riuscita a convincere molti clienti a restare?

Se i clienti hanno più relazioni bancarie, è normale che tendano a ridurle quando le commissioni aumentano. Per tanti clienti non siamo la banca principale; molti, ad esempio, hanno da noi solo un conto di risparmio. In queste relazioni bancarie secondarie la fidelizzazione è molto minore rispetto ai clienti che svolgono quotidianamente le proprie operazioni bancarie con noi e magari hanno da noi anche l’ipoteca o il portafoglio investimenti. Proprio nel settore degli investimenti, nel 2020 lanceremo soluzioni completamente nuove, disponibili anche in modalità digitale, per trasformare i nostri clienti risparmiatori in investitori.

Come intendete raggiungere questo obiettivo?

Alla luce dell’attuale situazione dei tassi d’interesse, per i risparmiatori è sempre più difficile investire il proprio denaro in modo redditizio. In alternativa al classico metodo di risparmio tramite conto, oggi proponiamo ai nostri clienti un’offerta chiara di fondi affidabili. Nell’anno in corso amplieremo sensibilmente questa offerta, integrando nel portafoglio attuale nuove soluzioni di investimento digitali. L’obiettivo è fare in modo che queste soluzioni siano a disposizione di tutti i clienti prima di metà 2020, direttamente in e-finance oppure, su richiesta, anche tramite il proprio consulente clienti.

Come si differenziano le nuove offerte dal precedente approccio di PostFinance nel settore degli investimenti?

Oltre a una consulenza finanziaria con monitoraggio permanente del portafoglio e proposte di ridistribuzione degli investimenti, di certo la principale novità è la nuova e-gestione patrimoniale. Con questo servizio gestiamo e monitoriamo il portafoglio sulla base della strategia di investimento selezionata dal cliente. Elaboriamo inoltre una nostra house view focalizzata sulla crescita a lungo termine del patrimonio dei clienti privati. Adottiamo un approccio semplice, mettendo al primo posto la performance una volta dedotti tutti i costi. Tutte le decisioni vengono prese nell’interesse dei clienti e comunicate in modo trasparente nella pubblicazione mensile «Bussola degli investimenti» a cui già oggi è possibile abbonarsi gratuitamente su www.postfinance.ch.

Come intendete differenziarvi dalla concorrenza nel settore degli investimenti?

Finora abbiamo offerto una consulenza finanziaria molto limitata e nessuna gestione patrimoniale. Pertanto possiamo lanciare nuove soluzioni d’investimento digitali senza dipendere dalle strutture di distribuzione attuali. E questo è un grosso vantaggio. Un ulteriore punto di forza è una e-gestione patrimoniale con una bassa soglia d’entrata: è infatti possibile approfittare di questa offerta già a partire da 5’000 franchi. E naturalmente ai nostri clienti offriamo condizioni interessanti.

Quali ulteriori novità sono previste per l’anno 2020?

Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: trasformarci in Digital Powerhouse e diventare la banca digitale numero uno in Svizzera. Dopo avere lanciato, lo scorso anno, il nuovo login a e-finance con riconoscimento facciale o impronta digitale, quest’anno ci concentriamo sull’ampliamento e lo sviluppo di prodotti, prestazioni e servizi digitali.

Per la soppressione del divieto di credito occorre l’assenso del Parlamento.
Hansruedi Köng, Presidente della direzione PostFinance

Qual è la situazione attuale circa la soppressione del divieto di credito?

L’abolizione del divieto di concedere crediti presuppone una revisione della Legge sull’organizzazione della Posta. Il Consiglio federale ha dato il relativo incarico all’inizio di settembre 2018. Al momento l’Amministrazione federale sta elaborando un avamprogetto e sulla base dell’esito di quest’ultimo, il Consiglio federale invierà al Parlamento il progetto di legge e il suo messaggio. Sulle tempistiche esatte non posso esprimermi. Una cosa però è chiara: qualora il Parlamento esprimesse parere contrario all’abolizione del divieto di concedere crediti, anche una privatizzazione parziale sarebbe fuori discussione. Nessuno, infatti, vorrebbe detenere delle partecipazioni di una banca che non può concedere crediti.

Questa incertezza blocca lo sviluppo strategico di PostFinance?

Naturalmente ci piacerebbe che si chiarisse quanto prima come si procederà in merito al divieto di credito, perché si tratta di una decisione fondamentale per il futuro della nostra azienda. D’altro canto ha poco senso impiegare le proprie energie in ciò che non si può influenzare direttamente. Per questo motivo ci concentriamo sulle attività di cui abbiamo il pieno controllo, come ad esempio l’attuazione coerente della nostra strategia di digitalizzazione, ambito in cui abbiamo fatto grandi progressi negli ultimi mesi. Da un lato abbiamo colmato lacune rispetto alla concorrenza, dall’altro abbiamo dato prova di spirito pionieristico e capacità di innovazione, ad esempio lanciando e posizionando consuccesso Valuu. Queste capacità sono determinanti per il futuro successo di PostFinance.

L’attuale periodo strategico termina quest’anno. Come si procederà dal 2021?

Il comitato di direzione e il Consiglio di amministrazione stanno elaborando diversi scenari relativi al futuro orientamento strategico di PostFinance. Per ora non posso aggiungere altro. Presumo però che entro l’estate di quest’anno avremo gettato le basi per il prossimo periodo strategico.

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