La Supply Chain Finance nelle aziende svizzere

Dati principali e raccomandazioni pratiche

Con la Supply Chain Finance (SCF) le aziende coinvolgono tutti i partner della loro catena di creazione del valore nella gestione del loro capitale circolante (WCM), procurandosi così un vantaggio competitivo. Lo Studio WCM 2018 del SCF-Lab dell’Università di San Gallo mostra che rapporto hanno le aziende svizzere con la SCF e quali sono le necessità di intervento. Venite a scoprire i dati principali e alcune raccomandazioni pratiche.

Dato 1: le aziende svizzere presentano il ciclo cash-to-cash più lungo

L’istogramma mette a confronto le componenti del ciclo cash-to-cash in Svizzera, Italia, Germania, Francia, Inghilterra e Spagna. Per ognuno dei paesi la prima barra mostra il ciclo C2C (ciclo cash-to-cash), la seconda il DSO (Days Sales Outstanding), la terza il DIH (Days Inventory Held) e la quarta il DPO (Days Payable Outstanding). Nel caso della Svizzera si riscontra un DPO particolarmente basso e un DIH elevato, che portano le aziende svizzere ad avere il ciclo cash-to-cash più lungo a livello europeo.
Un DPO particolarmente basso e un DIH elevato portano le aziende svizzere a presentare il ciclo cash-to-cash più lungo a livello europeo.

Ciò significa che le aziende svizzere devono prefinanziare il loro fatturato per più tempo rispetto alle aziende europee: con un valore di 79 giorni, presentano il ciclo cash-to-cash più lungo, cioè sono le aziende che attendono l’intervallo di tempo più lungo prima di poter trasformare il flusso di cassa in liquidità. Da un lato questi tempi sono dovuti a una durata particolarmente ridotta delle posizioni creditorie. Infatti il DPO – cioè il numero di giorni trascorsi dal momento della ricezione della fattura / dalla data della fattura al suo effettivo pagamento da parte dell’azienda – è mediamente di appena 26 giorni. Le aziende pagano cioè le loro fatture con estrema puntualità. Dall’altro, il lungo ciclo cash-to-cash è da ricondurre a un DIH di 52 giorni, quindi relativamente elevato, nell’ambito delle scorte. Il DIH indica per quanto tempo un’azienda vincola capitale nelle scorte di magazzino, cioè per quanti giorni le scorte rimangono in azienda, dall’entrata della merce alla vendita. Se il DIH è elevato, le aziende tengono più scorte.

Raccomandazioni pratiche

Quando si adotta un approccio WCM a livello globale, è necessario tenere conto degli obiettivi strategici dell’azienda. Per esempio, se vuole differenziarsi dai concorrenti e posizionarsi come Preferred Customer agli occhi dei suoi fornitori principali, è bene che l’azienda saldi in fretta le fatture in sospeso. Per poter raggiungere questo obiettivo, senza tuttavia danneggiare la propria liquidità, si può contare sullo strumento SCF reverse factoring, che permette ai fornitori di ricevere prima il loro denaro e all’azienda di estendere il proprio DPO per esempio a 90 giorni. In questo modo il vantaggio è reciproco, come accade normalmente quando si applica un approccio WCM a livello globale.

Dato 2: le aziende svizzere attendono il loro denaro più a lungo di quanto concordato

L’immagine mostra la notevole divergenza tra i termini di pagamento concordati e il pagamento effettivo.  La differenza tra i termini di pagamento concordati e il pagamento effettivo è di 16 giorni per le grandi aziende (44%) e di 18 giorni per le PMI (52%).
Per le aziende svizzere c’è una notevole divergenza tra i termini di pagamento concordati e il pagamento effettivo.

Le aziende svizzere devono perciò fare i conti con elevati importi scoperti. La differenza tra i termini di pagamento concordati e il pagamento effettivo è di 16 giorni per le grandi aziende (44%) e di 18 giorni per le PMI (52%).

Raccomandazioni pratiche

Per colmare questo divario lo strumento SCF più adatto è il factoring, con cui l’azienda trasferisce i suoi crediti verso la clientela a un operatore finanziario che salda la fattura in uscita e si occupa, se richiesto, dell’incasso dei pagamenti dei clienti secondo i termini di pagamento concordati con l’azienda. In caso di factoring discreto il cliente non è informato del ricorso a un operatore di factoring. Questa tipologia di factoring è adatta, ad esempio, se la clientela è sensibile alle cessioni del credito o se l’azienda vuole evitare che la clientela la creda in difficoltà finanziaria.

Dato 3: gli strumenti Trade Finance e SCF sono ancora poco sfruttati

L’immagine mostra che in media le aziende finanziano con strumenti Trade Finance e SCF circa il 5% del totale di bilancio, per le aziende leader la quota è del 20%. È evidente perciò che si tratta di un divario importante.
In media le aziende finanziano con strumenti Trade Finance e SCF circa il 5% del totale di bilancio, per le aziende leader la quota è del 20%.

In media le aziende svizzere finanziano con strumenti Trade Finance e SCF innovativi solo il 5% del totale di bilancio, per le aziende leader la quota sale al 20%. Circa un terzo dei responsabili finanziari intervistati parte inoltre dal presupposto che nei prossimi cinque anni la struttura finanziaria della propria azienda subirà cambiamenti sostanziali.

Raccomandazioni pratiche

Anche dal confronto internazionale si evince che le aziende svizzere continuano a esitare a utilizzare strumenti SCF come factoring, reverse factoring o dynamic discounting, nonostante il mercato stia assistendo a una rapida crescita e siano disponibili soluzioni innovative per un WCM globale nella supply chain. È un’opportunità da cogliere. Quando si implementano soluzioni di questo tipo, vale la pena concentrarsi su quelle aziende che generano la maggior parte del fatturato e/o i costi di acquisto più elevati. Dal punto di vista della clientela, si consiglia di coinvolgere gli acquirenti con la maggiore solvibilità. Grazie a questi accorgimenti sarà possibile ottenere miglioramenti in modo efficace.

Dato 4: Less is always more? Non per il capitale circolante!

L’immagine illustra la relazione tra la performance aziendale (ROCE) e il ciclo C2C (in termini di giorni). La tendenza è rappresentata da una curva a U rovesciata, che indica un livello ottimale di capitale circolante.
Tra la performance aziendale (ROCE) e il ciclo C2C (in termini di giorni) esiste una relazione a forma di U rovesciata.

L’opinione diffusa nel WCM secondo cui «less is more» non corrisponde sempre al vero, come dimostra un’analisi sulle aziende SPI: la performance aziendale (ROCE) diminuisce sia in caso di working capital troppo elevato, sia troppo ridotto. Esiste quindi un livello ottimale di capitale circolante orientato agli obiettivi strategici dell’azienda che deve tenere conto anche della supply chain.

Raccomandazioni pratiche

Ogni azienda deve determinare il livello di capitale circolante più adatto alla sua situazione, tenendo in considerazione i fattori interni ed esterni all’azienda che sono in grado di influenzarlo profondamente. Per quanto riguarda i principali fattori interni, si possono citare la situazione della liquidità e il potere negoziale della propria azienda, ma anche il proprio posizionamento strategico come clienti preferiti (Preferred Customer) nei confronti dei fornitori. Tra i fattori esterni si trovano il potere di mercato di clienti e fornitori, la situazione della liquidità, l’ampiezza della base clienti e le abitudini di pagamento specifiche dei singoli paesi. Un’analisi sistematica, come quella offerta dal team di esperti WCM di PostFinance, assiste le aziende nella definizione del livello di working capital individuale che si rivela efficace per massimizzare i profitti.

I dati sono stati raccolti da Philipp Wetzel, che ha curato i contenuti dello studio WCM del SCF-Lab dell’Università di San Gallo. I suggerimenti pratici sono stati forniti dal dott. Daniel Maucher, responsabile Sviluppo di soluzioni e gestione WCM di PostFinance.

Versione integrale dello studio WCM 2018

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