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L’abolizione del divieto di concedere crediti e ipoteche è imprescindibile per PostFinance

Oggi il Consiglio federale ha avviato la procedura di consultazione concernente la revisione parziale della Legge sull’organizzazione della Posta. Il fulcro dell’avamprogetto è l’abolizione del divieto di concedere crediti e ipoteche per PostFinance. La Posta e PostFinance sostengono espressamente la proposta del Consiglio federale. L’abolizione del divieto è indispensabile per PostFinance e introduce la tanto attesa parità di trattamento con le altre banche svizzere. Se PostFinance è forte, la Posta può continuare a garantire il servizio pubblico per la Svizzera e svilupparlo in chiave futura.

Nel 2013, con decisione del Parlamento federale, PostFinance è diventata giuridicamente indipendente. Ha ricevuto una licenza bancaria, ha assunto tutti gli obblighi connessi e da allora soddisfa tutte le disposizioni regolatorie. A differenza di tutti gli altri istituti bancari, il Parlamento ha tuttavia imposto a PostFinance il divieto di concedere crediti e ipoteche, confinandola quindi in una posizione di svantaggio rispetto alle altre banche, siano esse private o di proprietà pubblica.

Operazioni sul differenziale degli interessi in sofferenza dalla crisi finanziaria del 2009

Le operazioni sul differenziale degli interessi la principale sono la fonte di introiti di PostFinance. Con gli interessi negativi e la forte riduzione dei tassi d’interesse che ha portato con sé, la crisi bancaria e finanziaria del 2009 ha assestato un duro contraccolpo al modello commerciale di PostFinance. Anno dopo anno sono venuti meno proventi da interessi nell’ordine di centinaia di milioni. Solo nel 2019 i proventi da interessi e dividendi hanno segnato una flessione di 164 milioni di franchi. Mentre le banche commerciali possono ammortizzare le perdite nel mercato dei crediti e delle ipoteche, PostFinance vede letteralmente scomparire il suo margine d’interesse. E le conseguenze sono drastiche: se in passato PostFinance ha contribuito in modo significativo al risultato positivo del gruppo Posta, ora invece rischia di diventare un onere finanziario anziché essere una fonte di finanziamento. E la cosa è tanto più preoccupante se si pensa che gli utili di PostFinance non finiscono nelle tasche di stakeholder privati, ma vanno a finanziare il servizio pubblico e gli investimenti della Posta. 

Primo passo obbligato verso il futuro

La Posta e PostFinance sostengono espressamente l’intenzione del Consiglio federale di abolire il divieto di credito e ipoteca e di equiparare PostFinance alle altre banche. È un primo passo obbligato verso il futuro e rende le condizioni sul mercato finanziario uguali per tutti. Non vi è motivo per cui PostFinance debba essere l’unica banca a non poter concedere crediti e ipoteche. Anche il fatto che, in quanto parte della Posta, sia interamente di proprietà dello Stato non è un’argomentazione valida. Le banche cantonali, anch’esse di proprietà pubblica, non sono soggette a queste restrizioni sebbene – a differenza di PostFinance – la maggior parte di loro disponga di una garanzia statale da parte dei rispettivi Cantoni.

L’abolizione è imprescindibile per assicurare il futuro di PostFinance e la sua competitività. Solo così, infatti, quest’ultima potrà generare un profitto per l’economia svizzera. Ma questa non è l’unica misura importante per assicurare il successo di PostFinance nel lungo termine. L’azienda stessa ridefinirà la rotta con la sua strategia e con apposite misure. La Posta vuole continuare a finanziare il servizio pubblico e gli investimenti necessari con fondi propri, senza ricorrere a sovvenzioni statali. Per questo ha bisogno che PostFinance sia un’azienda sana.

Ricorso a breve termine a una garanzia di capitalizzazione temporanea

In virtù della regolamentazione «too big to fail», il Consiglio federale propone inoltre una cosiddetta «garanzia di capitalizzazione». Questa si rende necessaria a causa dei ricavi insufficienti registrati da PostFinance. In un futuro prossimo, infatti, quest’ultima non sarà più in grado di ottemperare con le proprie forze alle disposizioni sul capitale proprio, rese più stringenti dalla FINMA, per la costituzione del capitale per le emergenze. La Posta ha già investito quasi due terzi del capitale proprio (6,1 miliardi di franchi) in PostFinance; risponde inoltre di 200 milioni di franchi di capitale di terzi computabile e di una garanzia di 1,5 miliardi di franchi in caso di crisi. Le possibilità finanziarie della Posta sono così esaurite.

Un’eventuale privatizzazione parziale può contribuire alla costituzione di capitale proprio, ma solo se si abolisce il divieto di credito

La procedura di consultazione avviata dal Consiglio federale prospetta inoltre un’apertura a medio termine all’azionariato di PostFinance per consentire la successiva costituzione di capitale proprio. Proprietaria di PostFinance, la Posta appoggia questa proposta e la esaminerà in stretta collaborazione con il Consiglio federale. Prima dev’essere tuttavia chiarita la questione dell’abolizione del divieto di concedere crediti e ipoteche. Se non si riuscisse ad abolire il divieto, verrebbe infatti meno anche la verifica di una possibile privatizzazione parziale, poiché questa resterebbe poco appetibile per nuovi azionisti. 

Con circa 4,4 milioni di conti, un totale di bilancio di 125 miliardi di franchi e un mandato di servizio universale nel traffico dei pagamenti, PostFinance è una banca di rilevanza sistemica e un fattore centrale per l’economia svizzera. La discussione sul suo futuro riguarda 2,7 milioni di clienti, ovvero più di un terzo della popolazione adulta svizzera. Oltre a ciò, PostFinance soddisfa il mandato di servizio pubblico della Confederazione nel traffico dei pagamenti autofinanziandosi e senza ricevere sovvenzioni statali. PostFinance è inoltre un pilastro fondamentale per lo sviluppo del modello commerciale della Posta e quindi per l’intero servizio pubblico della Posta in Svizzera. 

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